Tre sale diverse, ognuna con il nome di uno dei pilastri della riforma Alta Corte Costituzionale, Riforma del Csm, Separazione delle carriere. Così è stato organizzato l’evento di Fratelli d’Italia in corso a Milano per il referendum, spiegando le ragioni per il “sì”.
Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, nel corso del suo intervento ha sottolineato che “il popolo del No” alla riforma sulla giustizia “usa tanti argomenti diversi, il primo dei quali è che la Costituzione non si tocca” ma “nella storia repubblicana è stata toccata già 40 volte. E perché è stata toccata? Perché i padri costituenti, che non erano così impreparati come qualcuno li descrive, ma invece avevano per circa un anno lavorato in maniera indefessa a trovare i giusti compromessi per fornirci una carta costituzionale cosiddetta rigida, ma che vedeva nel 138 la possibilità di modificarla. Perché poteva essere modificata? Per aggiornarla ai tempi, alle condizioni, perché loro stessi erano così saggi che sapevano che avrebbero potuto in quel periodo di discussione, frutto delle criticità del dopoguerra, aver commesso degli errori di valutazione nella codificazione, quindi davano la possibilità a chi veniva dopo di loro di rivedere il testo e migliorarlo”. Noi, “siamo qui a difendere la magistratura, siamo qui per liberare questo potere e il tentativo è mettere la politica contro la magistratura. Non c'è la politica contro la magistratura, la politica fa il suo mestiere”.
“Con la separazione delle carriere vogliamo semplicemente consegnare ai nostri figli un giusto processo, delineato già dall'art. 111 della Costituzione, che si svolge in parità processuale di fronte a un giudice terzo ed imparziale. Con il sorteggio vogliamo eradicare quel potere cancerogeno delle correnti che tanto male ha fatto all'onorabilità stessa sociale della magistratura. Con l'Alta Corte di disciplina finalmente chi sbaglia paga, anche se porta una toga. Deve essere finita la stagione di una giustizia domestica e forse addomesticata, una giustizia dove ci si auto-giudica e fatalmente ci si auto-assolve”, ha dichiarato il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.
“Scusate il ritardo, ma ogni giorno devo firmare almeno 10 richieste di denaro da parte di magistrati appartenenti alla corrente rossa, che appena scrivi il loro nome sul Giornale ti fanno l’intimidazione a tacere. Perché la Costituzione vale solo quando dà ragione a loro e quando la politica, li vede al fianco della sinistra a fare comizi e poi scrivere quegli stessi contenuti nelle sentenze. Ci sono sentenze in questi giorni che sono fotocopiate da comizi politici fatti da magistrati italiani con il simbolo del partito affianco. E questo a chi fa male? Alla maggioranza dei magistrati italiani che sono stanchi che, a causa di una corrente politica, che una volta agiva all’interno dei loro sistemi di elezione e scelta di chi andava dove ma ora agisce nelle piazze e fa politica apartamente”, ha dichiarato il direttore de il Giornale, Tommaso Cerno. “La Costituzione e chi l’ha fatta hanno detto ‘cerchiamo di fare la Repubblica però ci sono delle cose che per andare avanti devono restare così per il momento e una di queste è il processo inquisitorio dove chi vi accusa e chi vi giudica è la stessa cosa. Però dovete riformarlo prima che potete ma fatelo per favore’. Ci abbiamo messo fino all’88 per farlo, poi è arrivato un partigiano che ha proposto di cambiarlo: lui era un socialista partigiano e hanno provato a fare la modifica. Ma poi è arrivata Tangentopoli che ha dato ai pm quel potere che Vassalli aveva provato a ridistribuire. E noi giornalisti ci siamo cascati raccontando quella storia lì”, ha aggiunto, concludendo poi con una dedica: “Dedico questo momento a tutti gili italiani liberi che a causa del clima intimidatorio di gente che va in giro a dire che un criminale, un mafioso, un massone vota sì. Allora eccomi qua: criminale, mafioso e massone. La gente ha paura di dire che vota sì. Li vogliono intimidire, inquisire e condannare. Lo dedico a Enzo Tortora, lui ne sa qualcosa”.
“Gli smemorati del Pd, in pieno processo dissociativo, sono schierati per il 'No' al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e l'istituzione di un'alta Corte. Purtroppo per loro, però, a stare in Senato ecco cosa si trova: due proposte di legge su questo tema, depositate dai senatori democratici. La prima nell'ultimo anno della precedente legislatura, ben consapevoli che sarebbe stato impossibile completare il doppio passaggio parlamentare, obbligatorio per le riforme della Costituzione; un'altra, invece, risulta tra i loro primi atti dopo le elezioni del 2022. Non le abbiamo tirate fuori dalla cuccia del cane della Cirinnà, tra i firmatari del disegno di legge presentato nell'ottobre 2021, ma dai cassetti di Palazzo Madama. La cosa ancor più grave è che nella loro idea di istituzione dell'Alta corte disciplinare 10 nomine sarebbero spettate al Parlamento e solo 5 alla magistratura; a differenza di quanto previsto dalla legge Nordio, che stabilisce che 9 membri saranno scelti tra i togati e tre estratti dalle Camere. Senza dimenticare che Tina Anselmi, la cui immagine è stata scelta da Schlein per le tessere di partito, nel 1974, firmò una proposta di legge per cambiare l'articolo 104 della Costituzione. La coerenza del Pd è rimasta nei cassetti del Senato”, ha dichiarato il senatore e dirigente nazionale di Fratelli d'Italia, Giorgio Salvitti.
“Io sono nel posto dove dovrebbero stare in tanti, non sono io quello fuori posto. La storia politica alla quale appartengo ha basi solide nella cultura garantista, nella suddivisione del poteri e in una capacità di accettare un principio: che le regole sanzionatorie sono un elemento che tiene insieme la categoria. Senza sanzioni immaginano di essere semidei”, Stefano Esposito, ex senatore Pd. È intervenuto anche Luigi Marattin, segretario del Partito liberaldemocratico, convinto che la riforma oggetto del Referendum sia "una grande riforma liberale: anche se probabilmente saremo avversari, combattiamo insieme questa battaglia". Marattin mette in guardia dalle modalità di campagna elettorale: "È stata pessima, una caciara. Ma attenzione che così l'aria diventa irrespirabile e rischiamo di svilire la democrazia".

