Il paradosso nelle scuole italiane: si vietano le gite in chiesa, ma si va in moschea

Scritto il 05/06/2026
da Francesca Galici

Una scuola siciliana in “autotutela” dopo la diffida dell’Unione degli Atei, ha annullato una visita alla reliquia di Sant’Agata per “garantire un ambiente educativo pienamente inclusivo”. Ma quando si visitano i luoghi di culto islamici nessuno insorge

Niente visita alla reliquia di Sant'Agata per una scuola elementare di Zafferana Etnea, in provincia di Catania. L'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, tramite il circolo Uaar di Catania, ha diffidato l’istituto scolastico in nome della sentenza del Con­si­glio di Stato del 27 marzo 2017 secondo la quale gli atti di culto in orario scolastico sono vietati. Eppure, da anni ormai, i bambini vengono liberamente portati nelle moschee. Sembra l’ennesimo paradosso dei due pesi e delle due misure che si ripete, sempre a scapito di quella che, fino a prova contraria, è la religione predominante in Italia.

Ogni anno si parla di gite dei bambini nelle moschee delle loro città, dove gli imam locali li introducono all’islam, fanno loro leggere il Corano e li fanno inginocchiare. Alle bambine o ragazze viene anche fatto mettere il velo per presenziare alla lezione. Puntualmente emergono le polemiche ma, a fronte di quanto accaduto a Zafferana Etnea, sono polemiche a ragion veduta. Questo sbilanciamento si regge su una ridefinizione arbitraria dei termini. La devozione popolare radicata in Italia viene etichettata come un potenziale fattore di esclusione o di discriminazione per le minoranze. Al contrario, l’ingresso nelle moschee, anche quando prevede l'adozione di precisi rituali religiosi e simboli di sottomissione, viene promosso come un esercizio di tolleranza universale.

"No alla visita nelle chiese, no ai crocifissi, no ai canti di Natale. È sempre più incredibile l’offensiva contro le tradizioni cristiane e la nostra identità. Però silenzio sulle gite in moschea, sugli imam che spiegano il corano agli studenti, sulle scuole chiuse per il ramadan. Basta doppi standard: la scuola pubblica non deve nascondere ciò che siamo. Allo stesso tempo ci chiediamo perché non ci sia la stessa attenzione verso forme di indottrinamento islamico negli istituti. Quelli vanno bene?”, ha dichiarato Silvia Sardone, europarlamentare e vicesegretaria della Lega.

In questo modo si crea una gerarchia capovolta in cui la tradizione locale viene limitata per non offendere, mentre i culti esterni vengono incentivati per includere, ignorando che la vera laicità dovrebbe applicare i medesimi standard e divieti, o permessi, a qualsiasi confessione, senza eccezioni di favore. Per tutelare una neutralità astratta, quindi, la scuola finisce per censurare proprio il patrimonio storico e sociale in cui è immersa. L'omaggio a una Santa Patrona, profondamente legato al tessuto culturale del territorio, viene percepito come un pericolo di indottrinamento, mentre la partecipazione attiva a riti di un'altra confessione viene sdoganata come una semplice lezione di educazione civica. Quando le regole sulla laicità dello Stato si applicano rigorosamente solo in una direzione, non si fa più inclusione, ma si finisce per alimentare un risentimento diffuso. La difesa della scuola pubblica come spazio neutrale perde di significato nel momento in cui la tolleranza verso il nuovo sembra richiedere l'oblio o la penalizzazione della propria memoria storica.