Gli Usa non hanno "praticamente più nulla da colpire" in Iran, la guerra finirà "presto". Donald Trump ripete che le operazioni militari contro la Repubblica islamica potrebbero concludersi rapidamente e cerca di rassicurare il Paese, mentre crescono i timori per la crisi economica globale causata dal conflitto. "Sta andando alla grande. Siamo molto in anticipo sui tempi previsti. Abbiamo causato più danni di quanto pensassimo possibile, anche nel periodo iniziale di sei settimane", dice il presidente ad Axios, sostenendo che "quando voglio che finisca, finirà". E parlando con i giornalisti insiste che "quasi tutto l'Iran è stato distrutto" e l'esercito Usa "sta colpendo molto duramente", ma "non abbiamo ancora finito". "Cercavano di colpire il resto del Medioriente. Stanno pagando per 47 anni di morte e distruzione che hanno causato Questa è una vendetta. Non se la caveranno così facilmente", prosegue.
La sua visione secondo cui la guerra finirà presto, tuttavia, è distante dalla posizione israeliana. Il ministro della Difesa Israel Katz spiega nuovamente che "questa operazione continuerà senza limiti di tempo, finché necessario, fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi". Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero "considerare la possibilità di essere coinvolti in una guerra di logoramento a lungo termine che distruggerà l'intera economia americana e mondiale, e causerà l'erosione di tutte le sue capacità militari fino al punto di distruzione", replica Teheran tramite Ali Fadavi, consigliere del comandante in capo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane.
Ieri la repubblica islamica ha condotto attacchi missilistici contro le basi statunitensi di Al Udeid in Qatar, Camp Arifjan in Kuwait e Harir in Iraq, un "lancio massiccio" che ha preso di mira anche la Quinta Flotta Navale Usa nella regione. Il blitz viene definito come il "più devastante e pesante" dall'inizio della guerra, e inoltre, stando al Washington Post, un attacco con droni ha colpito un'importante sede diplomatica americana in Iraq in una sospetta rappresaglia delle milizie filo-iraniane. Mentre il quartier generale centrale di Khatamolanbia, il comando combattente unificato delle forze armate iraniane, fa sapere che "martedì sera, gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato una banca in Iran. A seguito di azioni illegittime e non convenzionali nella guerra, il nemico ci ha lasciato le mani libere per colpire i centri economici e le banche appartenenti al regime sionista e agli Usa nella regione".
Nel frattempo l'Fbi ha avvertito nei giorni scorsi i dipartimenti di polizia della California che Teheran potrebbe reagire agli attacchi americani lanciando droni sulla West Coast. Pare che "all'inizio del mese scorso il regime avrebbe aspirato a condurre un attacco a sorpresa utilizzando droni da una nave non identificata al largo delle coste Usa contro obiettivi non specificati in California" ma non ci sono "ulteriori informazioni sui tempi, i metodi o l'obiettivo". Secondo il New York Times, l'esercito della Repubblica islamica sta modificando le sue tattiche con l'avanzare della campagna americana. Alcuni funzionari del Pentagono spiegano che gli iraniani si stanno adattando e stanno prendendo di mira quelle che ritengono siano le debolezze di Washington, ovvero gli intercettori e le difese aeree per proteggere le truppe e le risorse nell'area.
Sempre il quotidiano citando fonti informate riferisce che un'indagine militare in corso ha stabilito che gli Stati Uniti sono responsabili dell'attacco contro la scuola elementare femminile di Minab lo scorso 28 febbraio. L'attacco costato la vita a 175 persone, tra cui 165 bambine, sarebbe stato il risultato di un errore di mira da parte dell'Us Army che stava conducendo attacchi contro una base dei pasdaran adiacente di cui un tempo la scuola faceva parte.