L'uomo della CIA e la missione nel Golfo: così la spia dello sceicco ha beffato la Cina

Scritto il 21/07/2026
da Federico Giuliani

Un ex agente della CIA ha guidato una delicata missione negli Emirati Arabi Uniti, contribuendo ad allontanare Abu Dhabi dall'orbita tecnologica cinese

Una delle partite più delicate della guerra tecnologica in corso tra Stati Uniti e Cina si è giocata lungo l’asse Washington-Abu Dhabi. Al centro della vicenda c'è un uomo: Jonny Gannon, veterano della CIA con alle spalle operazioni in alcuni degli scenari più complessi del Medio Oriente, richiamato nel 2023 sul campo con un incarico preciso. Il suo compito: verificare se gli Emirati Arabi Uniti fossero davvero pronti a interrompere i rapporti più sensibili con Pechino per accedere alle tecnologie americane più avanzate. Il bersaglio della missione era lo sceicco Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, consigliere per la Sicurezza nazionale degli Emirati e uomo forte del settore tecnologico del Paese attraverso il gruppo G42, destinato a diventare il motore dell'ambizioso progetto di Abu Dhabi per trasformarsi in una superpotenza dell'intelligenza artificiale. Negli stessi mesi, però, negli ambienti dell'intelligence americana crescevano i timori per i legami tra G42 e aziende cinesi, alimentati da intercettazioni e rapporti riservati che descrivevano un possibile tentativo di Pechino di ottenere accesso a tecnologie e algoritmi statunitensi.

La missione segreta dell’uomo della CIA

L’intera vicenda è stata raccontata dal Wall Street Journal. Gannon arrivò nella capitale emiratina sotto copertura diplomatica, ufficialmente assegnato all'ambasciata americana, ma con il compito di raccogliere informazioni, valutare le reali intenzioni dello sceicco e riferire direttamente ai vertici della CIA e dell'amministrazione americana.

La missione assunse rapidamente contorni inediti. Gannon non si limitò a osservare dall'esterno le mosse di G42, ma instaurò un rapporto diretto sia con Tahnoon sia con l'amministratore delegato Peng Xiao, diventando una figura di collegamento tra Washington e Abu Dhabi. L'obiettivo era convincere gli Emirati a eliminare ogni elemento che alimentasse i sospetti americani sulle infiltrazioni cinesi.

Quando l'intelligence individuava apparati Huawei ancora presenti o rapporti ritenuti problematici con società controllate da Pechino, l'agente forniva indicazioni informali ai vertici emiratini affinché quelle criticità venissero risolte prima di compromettere definitivamente i negoziati. Nel giro di pochi mesi G42 avviò una profonda revisione della propria infrastruttura, rimuovendo apparecchiature cinesi e rafforzando le procedure di sicurezza richieste dagli Stati Uniti.

Lo scacco degli Usa

In base alle informazioni emerse Gannon riportò personalmente i risultati delle verifiche ai principali responsabili della sicurezza nazionale americana, contribuendo a spostare il dibattito interno da un possibile inserimento di G42 nella lista nera commerciale statunitense alla definizione di un percorso che consentisse agli Emirati di ottenere comunque i chip Nvidia indispensabili per sviluppare i propri data center dedicati all'intelligenza artificiale.

La strategia produsse effetti che vanno oltre il semplice rapporto bilaterale tra Washington e Abu Dhabi. L'amministrazione Biden aprì infatti la strada all'accesso controllato degli Emirati alle tecnologie americane, mentre quella successiva accelerò ulteriormente il processo, ampliando le autorizzazioni per G42 e sostenendo la nascita di uno dei più grandi poli mondiali dedicati all'intelligenza artificiale.

Gli Stati Uniti potevano così consolidare i rapporti con un alleato strategico nel Golfo ed evitare che finisse definitivamente nell'orbita tecnologica cinese. Gli Emirati erano invece in grado di costruire un'economia meno dipendente dal petrolio e sempre più fondata sull'innovazione.

La missione di Gannon ha però diviso per mesi l'apparato della sicurezza americana: una parte dei funzionari riteneva che gli Emirati avessero realmente preso le distanze dalla Cina, mentre altri continuavano a sospettare che Pechino mantenesse canali privilegiati con il sistema tecnologico del Paese. Alla fine, la linea favorevole al dialogo ha prevalso, trasformando un'operazione di intelligence in uno degli episodi più significativi della competizione sino-americana per il controllo dell'intelligenza artificiale.