l tempo delle barricate preconcette sembra essere tramontato, la linea pragmatica del governo (e nella fattispecie del ministro Paolo Zangrillo) ha progressivamente disarmato le opposizioni sindacali con la concretezza dei numeri. È infatti imminente la fumata bianca sull'ipotesi di rinnovo del contratto del comparto funzioni locali della Pa per il triennio 2025-2027 . Un altro passaggio determinante per l'intero assetto delle relazioni industriali. La prossima firma all'Aran determina aumenti salariali solidi e strutturali per circa 430mila dipendenti di Comuni, Regioni e Province. L'intesa vale circa un miliardo di euro nell'ambito dei 10 miliardi stanziati dalla manovra 2025 per i rinnovi.
Entrando nel merito delle cifre e delle figure coinvolte, l'accordo (atteso oggi) garantisce incrementi retributivi progressivi che andranno a regime a metà 2027, combinando voce tabellare e indennità di comparto in base alle competenze. Alla base della piramide ci sono gli Operatori (personale di supporto come custodi, uscieri e commessi di segreteria). Per loro l'incremento totale mensile a regime sarà di 118,69 euro (108,95 di tabellare più 9,74 d'indennità). Salendo di livello troviamo gli Operatori Esperti, ovvero la spina dorsale tecnica e manutentiva dei Comuni (elettricisti, muratori, autisti di scuolabus, giardinieri, centralinisti), che vedranno una crescita complessiva di 125,35 euro.
Un aumento consistente, pari a 141,40 euro mensili a regime, andrà invece agli Istruttori. È il nucleo operativo fondamentale della Pa locale: ne fanno parte i geometri degli uffici tecnici, i contabili di ragioneria, gli addetti all'anagrafe e allo stato civile, gli educatori degli asili nido e gli agenti della Polizia Locale in servizio sulle strade. Salendo ancora, c'è la fascia dei Funzionari (specialisti di processo, assistenti sociali, ingegneri e architetti) e delle Elevate Professionalità. Tra questi i responsabili di settore, i comandanti di Polizia Locale e i capi area che dirigono gli uffici nei Comuni: per loro l'aumento sarà di 154,13 euro al mese, a cui si aggiunge la conferma della retribuzione di posizione tra 5.000 e 22.000 euro annui lordi. L'intesa non si limita alle cifre: guarda alla modernizzazione della Pa, introducendo per la prima volta paletti chiari sull'uso dell'intelligenza artificiale. L'IA viene regolamentata garantendo la trasparenza e la supervisione umana, vietando decisioni automatizzate che incidano sul rapporto di lavoro.
Non sfugge, tuttavia, un'altra conferma del cambiamento di postura sindacale della Cgil. La sigla guidata da Maurizio Landini, che nella precedente tornata contrattuale si era distinta per un no pregiudiziale rifiutandosi di firmare, si prepara a mettere il proprio sigillo sul testo. Dai toni da pasdaran delle virgole, sempre pronti alla mobilitazione ideologica e al rifiuto sistematico delle proposte dell'esecutivo, la Cgil si ritrova nei fatti a ratificare l'impianto economico ed organizzativo costruito dal Governo e dall'Aran. Seduta al tavolo del «salario giusto», la confederazione di Corso d'Italia prende atto che la stagione della protesta a oltranza non paga.
Con l'accordo per gli enti locali quasi in cassaforte e la firma sulle funzioni centrali già archiviata, la stagione contrattuale della PA compie un passo avanti decisivo. Il quadro dei rinnovi rimane tuttavia da completare nei due comparti con la maggior massa critica: la sanità e la scuola.