Arriva la primavera e Milano cambia ritmo di vita perché arriva il Salone del Mobile.Milano con lo spettacolo del design: le strade si riempiono di lingue di tutto il mondo, le agende diventano fitte, i quartieri si trasformano in laboratori aperti. La città diventa crocevia globale di idee, incontri e visioni, mentre alla manifestazione convergono, puntuali, oltre 300.000 operatori da 150 Paesi.
A raccontare questo “movimento”, dentro e fuori i padiglioni del Salone, è il documentario “Lost and Roll”, diretto dal regista Gianluca Vassallo, prodotto da Maddalena Satta per White Box Studio, che sarà presentato in anteprima italiana all’Anteo Spazio Cinema, a Milano, il 16 aprile 2026 alle ore 21.15. Il progetto cinematografico, nato come naturale evoluzione della ricerca fotografica commissionata da Salone del Mobile.Milano a Vassallo nel 2024 “Comunità Continua”, ha visto lavorare insieme al regista un gruppo di professionisti come Francesco Mannironi per la fotografia e Daniele Guarnera per il sound design, con la colonna sonora della pianista inglese Anne Lovette.
Risultato: un racconto corale che mette al centro la dignità del lavoro, osservando da vicino le persone che rendono possibile la settimana più intensa dell’anno per il design internazionale. Uno sguardo analitico e profondo nei confronti del contesto culturale e sociale che ruota attorno al Salone che negli anni ha dimostrato di saper riconoscere e valorizzare le trasformazioni di Milano e lo sforzo creativo incessante dell’intera comunità di settore. “Lost and Roll” ha un impianto narrativo privo di sovrastrutture perché sono i protagonisti del documentario a costruire la sceneggiatura con i loro volti, gesti, silenzi e parole, raccontandosi in modo autentico, senza seguire un copione, e lasciando allo spettatore spunti di riflessione sulla complessità dello scenario in cui agiscono, ora come autori, ora come spettatori.
Tra i personaggi che danno vita al racconto, le figure che per prime rendono possibile lo svolgersi della manifestazione: Maria Porro, presidente del Salone del Mobile.Milano, custode di una macchina culturale ed economica che ridefinisce ogni anno il rapporto tra industria, immaginario e potere simbolico e i designer Piero Lissoni, Fabio Novembre, Elena Salmistraro, Gabriele Buratti, Luca Nichetto, Francesca Lanzavecchia, che condensano in una sola settimana il lavoro di un intero anno passato a progettare. “Lost and Roll” è anche altro e allarga lo sguardo oltre il sistema ufficiale del design, dando spazio a chi vive la settimana da un’altra prospettiva: un fotografo di strada che vende polaroid ai turisti, un tassista che da anni osserva la città cambiare attraverso le conversazioni dei suoi passeggeri. Un racconto che dal cuore del Salone si espande fino all’hinterland milanese.
“Dopo anni passati a fotografare e a filmare i processi, i prodotti, i protagonisti e le relazioni dell’industria del design, mi sono convinto che un film sul Salone “interiore”, fosse indispensabile - spiega il regista Gianluca Vassallo - . In alcune culture, la fine dell’estate coincide con l’inizio dell’anno nuovo, con gli auspici e la festa che deve accompagnarli. In una cena rituale che unisce ogni anno me e altri amici l’ultima notte del Salone, siamo soliti farci gli auguri, consegnarci degli auspici, proprio come fosse il nostro capodanno. Questo piccolo film, racconta l’attesa di quella cena, mentre osserva la mente di chi immagina, le braccia di chi costruisce, le gambe di chi attraversa, i bicchieri di chi beve, gli occhi di chi interroga noi, Salone, la città e la comunità internazionale che l’attraversa, nella settimana che precede il nostro nuovo inizio”.
“Da alcuni anni, il percorso artistico di Gianluca Vassallo si intreccia con il Salone del Mobile.Milano. Fotografo e regista dalla sensibilità unica, Gianluca con “Lost and Roll” ci offre uno sguardo ulteriore, un viaggio intimo e rivelatore nel cuore pulsante della Manifestazione (e della città), un mosaico vivo di caos creativo, progettualità sostenibile e lavoro invisibile che nutre l'industria e la società - sottolinea Maria Porro -. Attraverso gli occhi di designer visionari, artigiani instancabili e figure come Munshi, il venditore di polaroid sul marciapiede, testimone silenzioso di 25 anni di trasformazioni urbane, il film illumina il flusso umano dietro la macchina culturale ed economica che è il Salone. Quelle polaroid sbiadite, segni di una Milano in perenne movimento e mutamento, diventano metafora potente: effimere come un evento fieristico, indelebili come una seduta iconica. Celebriamo questa narrazione che unisce permanenza e transitorietà, dignità del fare e magia del progettare, ricordandoci che il vero lusso del design sta nelle storie umane che lo animano”.