Bologna a ferro e fuoco, per un’intera serata in mano ai soliti balordi che aspettano il momento giusto per entrare in azione. Centro storico distrutto, decine di migliaia di euro di danni a edifici commerciali e residenziali, nonché ai beni pubblici, per non contare le decine di poliziotti feriti da questi soggetti. Quel che colpisce è l’indifferenza davanti alla guerriglia urbana bolognese, perché sono scene viste e straviste, talmente tante volte da aver anestetizzato l’opinione pubblica. Eppure, questi attacchi scientifici e ponderati contro lo Stato che non fanno più effetto, lasciano dietro di sé gravi strascichi a ogni passaggio.
Per quelli che hanno scatenato le violenze di Bologna, la morte di Abderrahim Fakir durante l’arresto è stata solo un pretesto per generare il caos, come dimostra la presa di distanza della famiglia, un pretesto per attaccare la polizia, colpevole di rappresentare lo Stato. “Capisco il dolore della famiglia, un dolore che merita rispetto, non polemica. Proprio per questo credo che il modo più serio di onorare la verità sia lasciare che le indagini facciano il loro corso. Va peraltro detto che gli agenti sono intervenuti in un contesto molto difficile, chiamati dagli stessi residenti del quartiere per un soggetto aggressivo ed in escandescenza, che tra l'altro ha anche colpito gli operatori. In molti altri casi, situazioni del genere hanno messo a repentaglio l'incolumità delle persone”, ha premesso il ministro Matteo Piantedosi in un comunicato social. E così come “ogni cittadino ha diritto alla presunzione di innocenza”, ha spiegato, “ lo stesso principio deve valere per chi indossa la divisa. A riprova della complessità del loro lavoro, basta citare qualche numero: i feriti tra le forze di polizia, compresa la polizia locale, sono aumentati del 62% in questo primo semestre dell'anno. Non mi sembra siano numeri da Stato di polizia”.
Ci sono poliziotti con piedi fratturati, contusioni in tutto il corpo e ferite varie dopo gli scontri di Bologna: 80 feriti tra le forze dell’ordine per una manifestazione “di pace” di Bologna, com’era stata definita, non sono accettabili. E non lo sarebbero comunque. I numeri di cui parla il ministro, confermati da quelli degli scontri di ieri che, per altro, non rappresentano nemmeno il numero più alto a seguito di una manifestazione in questo 2026, vengono spesso ignorati dalle forze di opposizione, che per “coccolare” la frangia più violenta della sinistra, quella che scrive “sbirri morti” sulle vetrine spaccate dei locali commerciali, preferisce schierarsi sempre contro le divise.