Luigi Esposito, 53 anni, ucciso e poi bruciato nella campagna di Eboli, per i lettori era soltanto Luca. Così firmava i suoi articoli per il quotidiano La Città di Salerno. Un nome scelto non a caso.
Per molti, infatti, il giornalista pubblicista Luigi Esposito era Luca funzionario dell'Arpac. Così lo conoscevano amici e conoscenti vari. Sfruttando un caso di omonimia (del resto Esposito è un cognome diffusissimo soprattutto in Campania) Luigi "Luca" Esposito si spacciava per quello che non era facendo leva sulla sua laurea in Biologia. E da "funzionario", almeno a parole, dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente di Avellino (dove nessuno lo conosceva) avrebbe chiuso un occhio, ma anche due, sui controlli qualità nelle piccole aziende tra Caserta e Salerno, quelle che producono mozzarella di bufala. Non solo. Avrebbe anche redatto falsi verbali su sversamenti di liquami, discariche abusive, abusi edilizi. Cosa ci avrebbe guadagnato? Denaro, mazzette che da "dirigente amico" avrebbe intascato sfruttando la sua (falsa) posizione. È questa la pista investigativa più seguita dai carabinieri del Reparto Investigativo di Salerno assieme ai colleghi della compagnia di Eboli che da oltre 48 ore stanno lavorando senza sosta su un caso complicatissimo. Ai raggi X la doppia vita del cronista sportivo, stimato opinionista nell'emittente locale Ottochannel, responsabile del sito Tuttosalernitana.com, editorialista su Tuttomercatoweb, occasionalmente collaboratore de Il Mattino sulle partite della Nocerina. Si lavora sugli ultimi contatti registrati sul telefono ufficiale, si cercano elementi di prova sul secondo e forse su un terzo cellulare utilizzato dalla vittima, si ricostruisce l'ultimo tragitto effettuato con la sua Lancia Ypsilon bianca, dalla sua abitazione a Fisciano alla casa vacanze di Agropoli, dove non è mai arrivato.
Lo racconta ai carabinieri un'amica, Mary Esposito, che nonostante il cognome, non è la sorella. Mary è l'ultima ad averlo sentito al telefono alle 22,30. Chi era con lui nella sua utilitaria? Di certo una persona che il 53enne conosceva bene, tanto da incontrarla in un luogo appartato. Luigi arriva in via Contrada Bivio Cioffi tra le 23,30 e le 2 di notte, chiude la macchina. L'assassino è con lui? Lo diranno i risultati di laboratorio delle impronte rilevate dal Sis carabinieri. Le telecamere della zona, poche, riprendono solo la Lancia. Il killer scende dalla sua auto o arriva all'appuntamento a piedi, magari lasciando un mezzo a debita distanza? La Lancia è chiusa con la chiave, la stessa che i carabinieri troveranno mezza squagliata assieme al cadavere carbonizzato. Forse Luigi credeva di salire su un altro mezzo, quello dell'assassino, e di tornare a riprendere l'auto in un secondo momento? Non poteva sapere che non l'avrebbe mai più riaperta. Insomma chi ha ucciso Esposito, probabilmente con un colpo di pistola (se il bossolo trovato nei paraggi appartiene all'arma del delitto), e poi l'ha bruciato per renderlo irriconoscibile, è qualcuno che ha scoperto il suo "gioco". Oggi l'esame autoptico all'Istituto di Medicina Legale di Eboli.